Alpinismo, valutazione difficoltà

montagnaLa classificazione delle difficoltà che si incontrano in un itinerario alpinistico è generalmente riportata nella descrizione della via di salita ed è importante in quanto permette agli alpinisti di scegliere itinerari commisurati alle proprie capacità. La classificazione delle difficoltà alpinistiche è stata codificata per la prima volta dall’ alpinista tedesco Willy Welzenbach nel 1925.

La scala di Welzenbach definiva sei gradi di difficoltà crescente dal I (elementare) al VI (limite delle possibilità umane). La scelta di adottare sei gradi pare sia dovuta al fatto che, a quel tempo, in Germania veniva utilizzata una scala di sei valori per la valutazione scolastica.

La classificazione, di solito riconoscibile per l’uso dei numeri romani, aveva però il problema di essere una scala “chiusa”: così, con il progredire delle tecniche di arrampicata, quello che pareva essere il “limite umano” negli anni Trenta e Quaranta, e quindi classificato VI grado, venne abbondantemente superato da scalate di difficoltà nettamente ed evidentemente superiori negli anni Sessanta e poi Settanta.

I gradi Welzenbach, limitati al VI grado, risultavano dunque sempre meno omogenei e non comparabili nel tempo. Dopo grandi discussioni, essa venne dunque aperta verso l’alto dall’UIAA e, attualmente, il livello superiore della classificazione è l’XI grado (utilizzato per indicare il livello di difficoltà dell’arrampicata libera).

A partire dal quinto grado, inoltre, è oggi possibile utilizzare delle gradazioni intermedie aggiungendo il suffisso “superiore (+)” o “inferiore (-)” (es. V grado superiore o V+). Al momento la descrizione qualitativa delle difficoltà non è stata codificata. È da sottolineare che la scala di Welzenbach, oggi conosciuta come scala UIAA, è nata per classificare unicamente le scalate su roccia in montagna. Non risulta dunque adatta a descrivere itinerari su ghiaccio o di arrampicata artificiale o di arrampicata in falesia.

La classificazione UIAA, anche per i motivi appena sottolineati, pur essendo uno standard internazionale, è spesso sostituita (per molte attività inerenti l’alpinismo) da altre scale, cosicché in molti Paesi sono oggi utilizzate altre gradazioni. La scala di difficoltà sicuramente più conosciuta in Italia, rispetto all’arrampicata su roccia, è per esempio la cosiddetta “scala francese”, in genere riconoscibile per l’utilizzo di numeri arabi, accompagnati da una lettera (a, b, c).

Entrata in voga negli anni Ottanta, essa distingue e caratterizza sia i percorsi di roccia di stampo più moderno, in montagna, sia le salite in falesie e in strutture di bassa quota. Mentre la scala francese è dunque associabile al concetto e alla pratica della moderna arrampicata sportiva, la scala UIAA resta legata al vecchio mondo dell’arrampicata di stampo alpinistico. Una correlazione di massima tra le scale maggiornmente in uso nei principali Paesi è riportata nella seguente tabella.

[fonte: wikipedia]

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